Pro Loco del Comune di Montieri


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Boccheggiano

Le Frazioni


Boccheggiano


Boccheggiano è la più grande delle frazioni del comune di Montieri e si trova a 675 metri s.l.m. sulla sommità di un poggio nel cuore delle Colline Metallifere grossetane

LA STORIA

Il castello ed il territorio di Boccheggiano appartennero ai signori dell’Accesa tra il XII ed il XIII sec. I quali signori lo cedettero alla famiglia di Sirio Salimbeni procuratore dell’imperatore Arrigo VII.
Nel 1357 uno della famiglia Salimbeni: Tofo di Maghinardo cede la 3° parte del castello a Siena per 3000 fiorini e nel 1359 Siena compera, dagli altri eredi gli altri 2/3 e diviene padrona di tutto il territorio. Dopo dieci anni però tutto ritorna ai Salimbeni che vi dominarono per anni senza contrasti. Ebbero, è vero alcuni contrasti con Siena ma, alla fine tutto si appianò. Sappiamo, che per citare qualcuno di questi scontri,che essendoci, in Siena lotte tra cittadini, come spesso succedeva in quei tempi, alcuni, espulsi dalla città, si rifugiarono a Boccheggiano presso i loro parenti e purtroppo insieme a loro, trovarono rifugio in Boccheggiano delinquenti comuni che facevano spesso scorrerie nei terreni di Siena così la città, stanca di questa situazione, assalì il castello di Boccheggiano. Dopo varie trattative e battaglie, alla fine il Salimbeni decise di mettersi definitivamente sotto il potere e la protezione di Siena.
Gia dal 1350 Boccheggiano aveva varie centinaia di abitanti dediti specialmente alla pastorizia ed al mestiere dell’armi; i terreni appartenevano solo in piccola parte alla popolazione; la maggior parte di essi era di spettanza del comune divisi in due vaste “Bandite” “bandita grande” e “pascolo universale”: questo nel 1400-1500 sotto la Repubblica.
Siena vi dominava tranquilla traendone ciò che poteva in viveri e in soldati.Il castello ben munito rafforzava le sue fortificazioni.Il castello che sorgeva sulla cima del monte fu cinto da mura con due porte (porta della Torricella o arco feudale e l’altra arco di San Sebastiano, sovrastate da torri che lo chiudevano tutto.Nella sommità del castello una cisterna tuttora conservata e la chiesa di San Bartolomeo, ancora esistente.Al di fuori delle mura vi era il borgo con poche case.
Verso la fine del 400, mentre il territorio di Montieri aveva esaurito le sue ricchezze minerarie, Boccheggiano cominciò a scoprire giacimenti minerari nella Val di Merse, ai piedi del castello (a quel che sembra, già in parte sfruttati).Verso il 1500, poi, le miniere vennero dotate di impianti per la fusione di minerali di rame e di ferro che vi si scavavano.Ma presto queste attività furono abbandonate a causa degli scarsi risultati e si continuò a fare principalmente il mestiere del pastore nelle bandite.
Boccheggiano ebbe i suoi statuti con i quali si governò per lungo tempo anche dopo la caduta della repubblica di Siena.Nel 1608 il Granduca Ferdinando 1° lo riunì al marchesato di Montieri e nel 1621 passarono in feudo al Duca Vincenzo Salviati; la cui famiglia lo tenne fino al 1749 quando la legge sull’abolizione dei feudi lo sottopose direttamente alla corona di Toscana insieme a Montieri (1777) . Verso il 1680 Boccheggiano contava circa cento famiglie,alcune benestanti ed una popolazione di circa cinquecentotrenta individui che davano tre soldati a cavallo e trentadue a piedi.Il castello era ben conservato perché non aveva mai avuto demolizioni.in questa epoca ci sono varie chiese oltre quella di S. Bartolomeo la chiesa della campagna di S. Sebastiano;la chiesetta di S. Michele andata poi distrutta.

ARTE

Visitando oggi il paese si può apprezzare nella cappella di S. Sebastiano una bella statua del Santo di Bartolomeo Cennini,donata da Leonardo Agostini antiquario boccheggianese.Nella chiesetta c’è inoltre una rozza scultura in marmo rappresentante la Lupa Romana ed un’epigrafe in caratteri Gotici.Sulla facciata c’è lo stemma dei Salimbeni.Si possono trovare interessanti reliquie ,cassa di cipresso dorata e dipinta col corpo di S. Aurelio;un pezzo di marmo della colonna cui era stato legato S. Sebastiano durante il martirio.

LE MINIERE

L’industria mineraria che si era abbandonata,come si è detto nel secolo XV fu ripresa nel secolo XVIII da una società anglo italiana con sede a Livorno.Il direttore tecnico Giovanni Arduino fece ricerche anche nelle terre vicine.In Val di Merse furono fatte opere con nuovi sistemi anche per la fusione dei metalli;ma dopo tre anni i lavori furono abbandonati.Dopo più di un secolo dagli scavi dell’Arduino si incominciarono nuovi lavori e lo sfruttamento sistematico e razionale dei giacimenti minerari.Nel 1889 le miniere passarono alla società Montecatini e quindi alla Solmine s.p.a.
Oltre la vecchia miniera Merse i bacini di pirite erano: Botroni,Baciolo,Ballarino ed avevano una forza di lavoro di oltre 1400 dipendenti;poi cominciarono ad esaurirsi e l’organico fu ridotto fino a 60-80 persone.Dopo varie ricerche e sondaggi fu poi trovato un nuovo banco di pirite in Campiano e l’attività riprese con costruzione di impianti nuovi modernissimi e con una tecnologia di avanguardia.La profondità degli scavi raggiunse quote venti e cinquecento S.L.M. con una produzione annua di un milione di tonnellate di minerale.
Tutto ciò fu sorgente di benessere per tutto il territorio comunale.Oggi dette attività sono completamente cessate per motivi vari.Le gallerie sono state abbandonate e la natura ha ripreso i suoi spazzi con grande rammarico dei cittadini che avrebbero preferito un utilizzo diverso di questi luoghi anche soltanto per conservarne la memoria storica.





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