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Un chilometro dopo Gerfalco, lungo la strada sterrata che porta alle Lame di Travale, si torva un tabernacolo. Alto circa un metro e mezzo, la forma imita quella di un capanno di bosco, con una balza alla base. In alto una finestrella un po’ spostata a sinistra nasconde dietro una grata una statuetta della Madonna, con un vasetto attaccato fuori che qualcuno provvede di fiori freschi. Subito sotto, l’intonaco grigio racchiude una lapide consumata, dove ancora si legge:
F AD 1799 BD
LANO I FRACESI
(la N è scritta a rovescio)
QUESTA B MARIA
CE CI LIBERO PER
VERA MEMORIA
(le parole sono scritte tutte di seguito senza interruzione)
Cioè: fece l’anno del Signore (Anno Domini) BD (le iniziali del nome di chi ha scritto la lapide o di chi l’ha fatta scrivere)/ l’anno dei Francesi/ questa Beata Maria/ che ci liberò per vera memoria.
Probabilmente fatto costruire dal proprietario del terreno, il suo italiano primitivo è una rarissima testimonianza dei moti popolari contro l’occupazione francese in Toscana del 1799 (entrarono a Firenze il 25 marzo 1799 costringendo il Granduca a lasciare la Toscana il 27 seguente), quando le masse insorgevano al grido di Viva Maria, il grido popolare contro i nemici della religione, che depredavano le chiese e le comunità. L’insurrezione contro l’occupante straniero, divampava ad Arezzo il 6 Maggio 1799, si sparse rapidamente in tutta la Toscana, non solo nelle città, ma anche nei piccoli centri, come testimonia il tabernacolo (L’architetto senese Agostino Fantastici, nel suo poema I pesti riconquistati, manoscritto di cui esiste una recente edizione a stampa, dove descrive le vicende del Viva Maria, parla di truppe di insorti provenienti da Prata, Gerfalco e Travale guidati da un certo Caselli). L’otto settembre 1799 il Granduca di Toscana Ferdinando III° di Lorena ritornava sul trono.
Segnalazione fatta dal Sig. Silvio Masignani
inserita il 23/07/07