Pro Loco del Comune di Montieri


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Travale

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Il borgo di Travale si trova nella parte settentrionale del territorio comunale.

LA STORIA

Fu donato ai Pannocchieschi dal vescovo di Volterra, Rainiero Pannocchieschi detto “Pannocchia”,che nel Febbraio 1135 vende alcune terre in Montieri con atto rogato a Travale e si riserva quelle di Gerfalco e di Travale. Ma dopo poco questo signor “Pannocchia” si trova in lite con il fratello Galgano vescovo di Volterra per la divisione delle terre poste in Gerfalco.
Tra i documenti che riguardano questi atti ce n’é uno importantissimo per capire il particolare ambiente sociale e culturale di Travale nel quale si è trasformato il latino in volgare e quindi la lingua italiana.In questo atto, come si è detto,fatto in Travale vi è una frase in volgare che è quasi un verso poetico vi è chi asserisce che dunque in Travale è nato “il dolce stil nuovo”.Il documento in questione è custodito nell’archivio vescovile di Volterra e porta la data 29 Marzo 1156.Riguarda la
“Guaita” cioè il servizio di guardia.Il guardiano del castello di Travale, Manfredo di Casamagi,parlando delle condizioni in cui era costretto a lavorare,pronunciava una frase che nel testo è riportata in volgare.”et dixit: guaita, guaita male,non mangiai ma’ mezzo pane”cioè la guardia fa male la guardia,non mangiai altro che mezzo pane.Si lamentava insomma della tirchieria dei suoi Signori.
Il dominio dei Pannocchieschi in territorio Travalino è molto ampio.giunge fino a Pontieri, ai monti di Gerfalco poi verso Elci e Fosini castelli importantissimi e ben muniti.Nel 1250 riceve in donazione anche terre in Monterotondo.
La popolazione si dedica all’attività mineraria distinguendosi per capacità nell’industria e nei traffici minerari.
Contea potentissima quella di Travale ma sempre tormentata da liti per i territori. I Pannocchieschi,Ghibellini accaniti abitano in Massa Guelfa e ogni occasione è buona per intromettersi negli affari della città.Sempre per interessi del loro casato e alla fine Massa li scaccia e confisca i loro beni.Essi chiedono aiuto a Siena e,come sempre Massa fu addirittura costretta da Siena ad esiliare quei cittadini massetani che erano stati nemici dei Pannocchieschi.Molti furono questi esiliati che si rifugiarono a Prata.Così anche Prata fu stretta d’assedio dai senesi; nei possedimenti travalini si susseguirono lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini.
I Conti d’Elci assalirono il castello di Fosini e uccisero il Conte Guido. Nello Pannocchieschi di Pietra (marito della Pia) chiese aiuto a Siena ed a Massa Marittima e raggiunse Travale con le truppe mettendo a fuoco ed a sacco il castello di Elci.
La tradizione vuole che in questa occasione i travalini portassero via dalla chiesa di Elci la “S.Croce”che da quel tempo ad oggi è in grande venerazione.Il crocifisso è in legno del tipo di scultura del sec XIII;la croce che lo sostiene è più recente. L’irrequietezza dei Pannocchieschi portò Travale,come del resto i territori dei castelli vicini,Montieri,Gerfalco e Prata ….a cambiare spesso alleato protettore e la vita era molto travagliata ed insicura;mentre i padroni vecchi e nuovi,continuavano a sfruttare le loro ricchezze ed a svolgervi ogni loro attività. Finalmente,dopo che nel 1328 Nello e Neri di Mangiante Pannocchieschi vendette le proprietà al nobile messer Cione Malavolti da Siena,tutto il territorio passò sotto il dominio di Siena. I travalini nel 1370 dichiarano con atto solenne di essere “in perpetuo veri sudditi de sanesi” e vissero per lungo tempo in prosperità e pace.
Il 4 Agosto 1502 Travale fu sconvolto da un violentissimo terremoto che distrusse parecchi edifici e fece numerose vittime. Nel 1544 Travale ebbe il suo speciale statuto con il quale si governò per lunghi anni. Quando la repubblica di Siena fu assediata dalle truppe imperiali i travalini corsero in suo aiuto ed allora Cosimo I° dei Medici fece smantellare il castello e così andarono distrutti tanti edifici che il terremoto aveva risparmiato. Travale ridotto ad un ammasso di rovine si trovò in cattive condizioni. Siena è caduta e Travale si governa da solo.Nello spirituale è sottoposto a Volterra: la giustizia amministrativa dal giudice di Casole, per il civile dipende da Chiusino.
Nel 1778 il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana fa un decreto con il quale aggrega Travale al Comune di Chiusino.
Poi nel 1833 fu aggregato al Comune di Montieri.
La popolazione dedita essenzialmente all’agricoltura ha avuto negli ultimi anni l’opportunità di potersi dedicare allo sfruttamento dei Lagoni Boraciferi che si trovano a poca distanza dall’abitato ma l’attività che oggi sembra poter riprendere,forse in tutto il comune,non ha portato per ora grandi vantaggi.Si fanno dei progetti per la realizzazione di particolari impianti con le acque calde di questi “Lagoni”.
Questo è un sogno nel cassetto che se potrà essere in qualche modo realizzato potrà portare benefici all’ambiente o addirittura al turismo che sembra stia prendendo sempre più sviluppo in queste nostre verdeggianti valli
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ARCHITETTURA
Travale,che,come si è visto ha avuto grandi distruzioni da parte degli uomini e della natura non ha più grandi palazzi antichi ma rimangono ancora tracce delle vecchie mura del castello,un fortino a strapiombo sul fiume Cecina (la Torre del Paceri)ed una porta ben conservata a testimonianza dell’antica potenza.Vi sono due chiese che anno una particolare caratteristica sono attigue ed unite ma diverse per stile e quindi per storia ed epoca.La chiesa di sotto detta di S.Michele con un bel portale di arte senese è del 1300.La chiesa di sopra detta “della compagnia” era la vecchia chiesa di S.Michele e divenne poi un oratorio e fu rimaneggiata più volte.In questa seconda chiesa vi sono due campane interessanti.Una porta la scritta “Cienni Riciardue Fecit A.D.1322”.L’altra è di qualche anno precedente cioè del periodo della chiesa della compagnia.

CURIOSITA'
Il paese fu il luogo in cui visse Elena di Travale, una delle più conosciute streghe della Maremma, specializzata nella pratica dei filtri di amore e di odio. Sottoposta a processo dalla Santa Inquisizione, venne condannata a morte come eretica e arsa al rogo nella piazza di Volterra intorno alla metà del Quattrocento.



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